sabato 23 ottobre 2010

CROSTATA DI CASTAGNE





Dopo lo sciccoso semifreddo ai pistacchi con crema allo zafferano presentatovi qualche tempo fa, un rustico dolce a base di castagne: e non finisce certo qui! Perché il libro "Dolci e dolcetti" da cui ho tratto queste due ricette (scovato diversi mesi or sono durante una delle mie frequenti razzie in libreria) si è rivelato una fonte inesauribile di idee golose e accattivanti. Visto che oggi è sabato e la dieta si inizia sempre di lunedì, via libera a ciccia e brufoli! Provate sto po'-po' di torta e "fate l'amore con il sapore" :-)


                               
INGREDIENTI:

pasta frolla
300 grammi di castagne lessate al dente
200 grammi di latte
100 grammi di cioccolato fondente
200 grammi di zucchero
100 grammi di panna fresca
100 grammi di sciroppo d'acero
1 uovo intero
50 grammi di burro
100 grammi di mandorle








Ponete le castagne in una casseruola, copritele con il latte e portatele a bollore. Abbassate la fiamma e fate andare a fuoco lento finché non avranno assorbito tutto il liquido, quindi passatele al passaverdura. Versate lo zucchero in un pentolino bagnato, unitevi una tazzina di acqua calda e qualche goccia di limone e fatelo caramellare (ci vorrà almeno mezz'ora); unite poi la panna al caramello e bollite per due minuti, finché il caramello non si sarà sciolto.   








Mescolate insieme la purea di castagne, il cioccolato fuso e la panna caramellata. Unite lo sciroppo d'acero, il burro, l'uovo e le mandorle, amalgamando con cura. Rivestite una tortiera imburrata ed infarinata con la pasta frolla spianata a uno spessore di tre millimetri e versatevi la farcia.  








Cuocete in forno preriscaldato a 180 gradi per 45 minuti. Lasciate compattare la torta prima di servirla. La prossima volta proverò ad usare, nel ripieno, delle castagne sciroppate al posto delle mandorle: voi fate come vi pare! :-)








venerdì 15 ottobre 2010

TORTA GLASSATA AL CAFFE' E NOCI



                                                LA RICETTA DELLA PORTA ACCANTO



Chi poteva avere un'idea così geniale e coinvolgente, se non lei? Lei, "accanita ricercatrice del particolare che fa la differenza" nonché "indubbiamente estroversa e fuori dagli schemi"... Lei, la mia vicina di casa ideale, sempre gentile, sempre sorridente, quella da cui vado (col pensiero) quando ho finito lo zucchero, quella con cui berrei volentieri il caffè a tutte le ore del giorno, e pure della notte, soprattutto se accompagnato da uno di quei deliziosi dolcini sfornati dalle sue manine tra un gorgheggio e l'altro! Insomma, fidatevi: Elisa è davvero speciale. Se ancora non avete avuto la fortuna di conoscerla, correte a bussare alla sua porta: vi accoglierà come solo la massaia canterina è capace di fare!  Però lo zucchero andate a comprarvelo al supermercato, perché se poi lo finisce, io a chi lo chiedo? :-D
Prima di precipitarvi in massa da lei, lasciate che vi offra una fettina di questa squisita torta che abbiamo realizzato (virtualmente) a quattro mani. Riporto la ricetta così come me l'ha scritta Elisa, per cui la "voce narrante" è la sua :-)







Ciao!

Benvenuta nella mia cucina e grazie per esserne diventata una sostenitrice! In effetti, avere la possibilità di scambiarci idee, consigli e pareri è impagabile!

Guarda… Stavo giusto iniziando a preparare una torta glassata al caffè e noci. Ti va di aiutarmi? Son sicura che ti piacerà, ma se vorrai apportare un tocco tuo…dimmi!





Ecco qui cosa ci serve:

3 uova

150 grammi di zucchero semolato

100 grammi di burro

un cucchiaino raso di cacao in polvere

2 tazzine di caffè molto forte

50 grammi di noci tritate finemente

20 grammi di mandorle in polvere

120 grammi di farina

mezzo cucchiaino di lievito per dolci

...e per la glassa:

100 grammi di zucchero a velo

caffè








La prima cosa che dobbiamo fare, per preparare la nostra torta a 4 mani, è preparare il caffè. La seconda è rompere le uova. Mentre aspettiamo che il caffè venga su e faccia canticchiare la moka, mettiamo gli albumi in una ciotola perchè andranno montati a neve. Ci pensi tu? Io intanto mi occupo dei tuorli. Li metto in un pentolino insieme allo zucchero semolato e mescolo bene con la frusta fino ad ottenere un composto spumoso. Aggiungo il burro fuso, il cacao, due cucchiai di caffè, le noci e le mandorle.

Ops...c'è da accendere il forno a 160°.




 


Ora che gli albumi son già ben montati, ne aggiungo un cucchiaio al mio composto di tuorli. Mescolo bene e... mi dai una mano tu a setacciare la farina e il lievito mentre io mescolo?

Quando anche farina e lievito son stati incorporati, aggiungiamo tutti gli albumi a neve, mescolando sempre con delicatezza.

Versiamo in uno stampo imburrato e infarinato e inforniamo, a forno già caldo, per 45 minuti circa. Facciamo la prova dello stuzzicadenti per controllare la cottura.

Sforniamo il dolce e lo lasciamo raffreddare. Se s'è formato al centro un cono rientrante, tagliamo la calotta della torta per livellarne la superficie.







Prepariamo ora la glassa mescolando lo zucchero a velo con 2 cucchiai di caffè per ottenere un impasto cremoso, spesso e non liquido. Se è necessario aggiungiamo acqua o zucchero a velo per ottenere la giusta consistenza.
Versiamo la glassa sul dolce e livelliamola con una spatola umida e lasciamo riposare per 15 minuti.
Per fare decorazioni bi-color sulla superficie della torta, possiamo lasciare una parte della glassa di colore bianco, unendo allo zucchero a velo solo dell'acqua al posto del caffè.





Io non ho apportato nessuna modifica alla ricetta perché mi sembrava già perfetta. Se siete amanti del caffè dovete assolutamente provarla! Un bacio alla massaia canterina e un salutone affettuoso a tutte voi :-) 


sabato 9 ottobre 2010

PIRAMIDE DI VITELLO IN CREMA DI MARRONI CON CIME DI CAVOLFIORE GIALLO





INGREDIENTI PER 4-6 PERSONE:


1 Kg di polpa di vitello per stufati legata a cono

600-700 grammi di marroni

2 carote

1 cipolla

1 rametto di rosmarino

250 ml di vino bianco secco

olio extravergine di oliva

una noce di burro

mezzo litro di brodo di carne

1 cavolfiore giallo

sale

pepe









Per prima cosa sbucciate i marroni e privateli della pellicina marrone (questa verrà via più facilmente se avrete l'accortezza di tuffarli per qualche istante in acqua in ebollizione e passarli poi velocemente sotto il getto dell'acqua fredda). Scegliete i marroni più belli e teneteli da parte interi; tagliate invece a pezzi i rimanenti.








In una pentola alta munita di coperchio fate insaporire in olio e burro le carote tagliate a rondelle, la cipolla affettata e i pezzi di marroni; unite quindi la carne infarinata e lasciatela rosolare per qualche minuto. Salate, pepate e sfumate con il vino bianco.








Quando il vino sarà quasi completamente evaporato, coprite la carne con il brodo bollente, aggiungete il rametto di rosmarino, incoperchiate e lasciate cuocere per un'ora tenendo la fiamma al minimo. Ricordate di unire i marroni interi dopo circa mezz'ora.








Nel frattempo lessate il cavolfiore in abbondante acqua salata, scolatelo e dividetelo in cimette.








Trascorso il tempo di cottura indicato, togliete dal tegame la carne, i marroni interi, il rosmarino e qualche rondella di carota e frullate il fondo di cottura. Infine impiattate e portate in tavola con la crema di marroni in una salsiera.





Con questa ricetta partecipo alla raccolta di "Farina, lievito e fantasia".



lunedì 4 ottobre 2010

CIAMBELLA AL CIOCCOLATO BIANCO (ovvero la ciambella del riscatto)

Prendendo in prestito il titolo di un famoso film di Massimo Troisi (che io adoro), vi dico innanzitutto: "Scusate il ritardo!". La ripresa della mia attività lavorativa mi ha  un po' scombussolata: tempo libero e  concentrazione sono diminuiti di colpo e per diverse settimane (ahimè!) ho trascurato il mio amato blogghino e le mie ancora più amate "amiche del web". Ieri, avendo avuto ospiti, ho preparato una ciambella e ho pensato di fotografarla per tornare a pubblicare qualcosa e farvi sapere che non sono morta :-D 
In realtà di dolci ne ho dovuti preparare due perché il primo, che avevo cotto in uno stampo di silicone (quello a forma di rosa, non so se ce l'avete presente... Ero così felice di averlo acquistato, sigh!) mi è venuto una schifezza... Dopo un'ora e dieci minuti di cottura l'ho tirato fuori dal forno, lasciato raffreddare, capovolto sul piatto e... splash! Un'onda di materia liquida giallastra ha invaso piatto e tavolo sottostante. Se anche aveste a disposizione una calcolatrice non potreste contare il numero infinito di accidenti che ho rivolto al silicone e a chi l'ha inventato. Alla fine ho rispolverato il vecchio e  fedele stampo tradizionale, rifatto il dolce e, dopo una sola mezz'ora di attesa, avevo tra le mani la più bella ciambella mai vista prima di allora, prontamente battezzata "ciambella del riscatto" :-)







INGREDIENTI:



300 grammi di farina
100 grammi di maizena
300 grammi di zucchero
4 uova
180 grammi di burro
2 bustine di vanillina
1 bustina di lievito per dolci
un paio di cucchiai di latte
un pizzico di sale
400 grammi di cioccolato bianco
confettini argentati per decorare











Montate le uova intere con lo zucchero fino ad ottenere un composto gonfio e spumoso al quale unirete il burro liquefatto e freddo. A parte avrete miscelato la farina con la maizena, la vanillina, il lievito e il sale: incorporate anche questa miscela al composto di uova.







Completate con il latte e versate il tutto in uno stampo imburrato (non di silicone! Ah ah ah!). Cuocete per circa mezz'ora a 180 gradi in forno preriscaldato. Lasciate raffreddare la ciambella, sformatela, ricopritela col cioccolato bianco fuso e guarnitela con i confettini argentati.






venerdì 10 settembre 2010

SEMIFREDDO AI PISTACCHI CON CREMA ALLO ZAFFERANO




INGREDIENTI

PER IL SEMIFREDDO:


500 ml di panna fresca

200 grammi di zucchero

5 uova freschissime

250 grammi di pistacchi


PER LA CREMA:


500 ml di latte fresco intero

4 tuorli d'uovo

150 grammi di zucchero

1 cucchiaio di maizena

2 bustine di zafferano






Sgusciate i pistacchi e tritateli grossolanamente. Montate i tuorli con lo zucchero a bagnomaria fino a quando il composto non risulterà soffice e spumoso.






Montate in due contenitori diversi gli albumi e la panna. Unite la crema a base di uova alla panna, incorporate gli albumi, quindi aggiungete i pistacchi tritati facendo attenzione a non smontare il composto.






Distribuite il tutto in uno stampo e ponete in freezer per almeno quattro ore. Preparate la crema: scaldate il latte in un pentolino e scioglietevi lo zafferano. In un tegame sbattete i tuorli con lo zucchero; aggiungete la maizena, quindi il latte caldo a filo. Mettete sul fuoco mescolando con la frusta. Allontanate dalla fiamma non appena alza il bollore e lasciate raffreddare. 


 



Sformate il semifreddo e servitelo guarnito da qualche pistacchio intero ed accompagnato dalla crema allo zafferano. Se preferite, potete utilizzare vari stampini monodose al posto dello stampo grande. 







Questa ricetta è tratta da: "Dolci e dolcetti", Gribaudo Editore

martedì 7 settembre 2010

TORTA ALLA CREMA DI RICOTTA CON GOCCE DI CIOCCOLATO FONDENTE




INGREDIENTI


PER LA BASE DELLA TORTA:

400 grammi di farina

200 grammi di zucchero

180 grammi di burro

2 bustine di vanillina

1 uovo intero e 2 tuorli

mezza bustina di lievito per dolci


PER LA CREMA PASTICCIERA: 

300 grammi di latte fresco intero

2 tuorli d'uovo

80 grammi di zucchero

30 grammi di farina

aroma di vaniglia


PER LA CREMA DI RICOTTA:

500 grammi di ricotta (preferibilmente di pecora)

300 grammi di zucchero

1 uovo intero e 3 tuorli

aroma di vaniglia

gocce di cioccolato fondente a piacere







Il procedimento è lungo e piuttosto laborioso, ma ne vale la pena. Innanzitutto bisogna preparare una pastafrolla impastando velocemente gli ingredienti suidindicati. Raccogliete la pasta a palla, mettetela in una ciotola coperta e lasciatela riposare per una mezz’oretta in frigorifero.






Nel frattempo preparate la crema pasticciera. Mentre questa raffredda, frullate l'uovo intero e i tuorli con lo zucchero e una fialetta di vaniglia. Aggiungete al composto la ricotta ed amalgamate bene. 


 



Unite questa crema di ricotta alla crema pasticciera ben fredda. Completate con una manciata abbondante di gocce di cioccolato. Foderate una tortiera imburrata con la pastafrolla, versate la crema e passate la torta in forno preriscaldato a 170 gradi lasciandovela per circa un'ora.






Servite la torta fredda, spolverizzata di zucchero a velo.






Con questa fantastica torta due giorni fa ho festeggiato il mio quarantaseiesimo compleanno! :-)

lunedì 30 agosto 2010

FONDUE BOURGUIGNONNE




Alzi la mano chi, udendo la parola “Borgogna”, corre istintivamente col pensiero ai duchi Filippo l’Ardito, Giovanni l’Impavido, Carlo il Temerario (un Robertino il Codardo, manco a pagarlo oro!) e ai castelli di Bazoches, Tanlay, Cormatin… Risultato: nessuna mano alzata. La sollevi, ora, chi associa alla Borgogna vino, senape e fonduta: en pleine di mani alzate!!! C.v.d. (Come volevasi dimostrare: l’unica cosa di matematica che ricordi!) Sorvoliamo, dunque, su storia ed arte di questa fascinosa regione della Francia centrale ed andiamo dritto dove ci portano… le mani: alla sua cucina! Perché, dopo avervi svelato tutti gli arcani della “Paella valenciana”, nel presente post vi dirò tutto quello che avreste sempre voluto sapere ma non avete mai osato chiedere su un altro celeberrimo piatto della gastronomia mondiale: la “Fondue bourguignonne” . Il piatto consiste nella frittura rapidissima di pezzetti di carne in una pentola particolare, che va riempita per metà di olio bollente e posizionata al centro della tavola, su un treppiede che sormonta un fornelletto. Quest’ultimo ha il compito di mantenere costante la temperatura dell’olio e funziona a gelatina oppure ad alcool: sì, proprio quello rosa del supermercato, terrore ed incubo di tutti i bambini della mia generazione (la sottoscritta in primis) poiché illo tempore veniva utilizzato per disinfettare la cute dei teneri sederini prima delle allora dolorosissime iniezioni. Logicamente l’operazione “accensione fornelletto” richiede un minimo di accortezza per evitare che la tovaglia prenda fuoco trasformando l’ameno convito in un raduno di pompieri. Parliamo ora della caratteristica peculiare della specialità borgognona oggetto del nostro dire: il suo essere estremamente conviviale. Ciò è determinato dalla lentezza del processo di cottura della carne: va da sé che l’attesa stimola la comunicazione verbale tra i commensali, a meno che qualcuno non preferisca schiacciare un pisolino tra un boccone e l’altro o lubrificare il gargarozzo con generose innaffiate del nettare di Bacco. Lasciamo che i signori uomini, sempre banali e superficiali nella scelta degli argomenti di conversazione, disquisiscano di crisi di governo ed elezioni anticipate: noi fiondiamoci sul gossip, così potremo fare sfoggio della cultura che ci siamo fatto quest’estate sotto l’ombrellone sfogliando i vari “Chi”, “Dipiù”, “Maddai”…. E poi, vogliamo mettere le grandi soddisfazioni che dona allo spirito lo spettegolare tra donne della cellulite della Marini o delle labbra-canotto della Lecciso? Ma torniamo alla nostra sciccosissima “fondue”: che tipo di carne ci vuole? Se, oltre a vostro marito, avete sposato la filosofia di Paperon de’ Paperoni secondo la quale due euro risparmiati è meglio che one, lasciate perdere la douce France e le sue fondues: invitate i vostri amici al Mac Donald’s e precisate che si paga alla romana. La “bourguignonne” esige la perfezione, quindi la dispendiosità: polpa pregiatissima (filetto o controfiletto), magrissima, tenerissima (Levissima solo se siete così astemi da preferire l’acqua all’ottimo rosso con cui la carne predilige accompagnarsi). Se poi la fonduta volete farla lo stesso utilizzando tagli mediocri, sappiate che tutti avranno il diritto di darvi della str… e di optare per il Mac Donald’s di cui sopra (senza di voi, però!). Passiamo al condimento: una volta infilzato il succulento cubetto con l’apposita forchettina a due punte dal manico di legno pippobaudesco (lunghissimo, cioè) messo a cuocere nell’olio e ritirato nel proprio piatto a più scomparti possibilmente senza dispensare schizzi di grasso bollente a destra e a manca, quali salsine fargli trovare ad attenderlo? A questo riguardo le indicazioni sono piuttosto rigide: che piacciano o no, sono d’obbligo salsa rossa, bernese, tartara e bourguignonne (io vi ho aggiunto tzatziki, ajvar e pesto alla menta e il senso di colpa non mi abbandona ancora). Per concludere in bellezza, c’è chi giura che la “Fondue bourguignonne” nasconda un risvolto erotico e perfino orgiastico, favorito dallo stare vicini vicini attorno al fornello, dal prendere i bocconcini dallo stesso piatto, dal passarsi le verdure e le salse, dal riempirsi a vicenda il bicchiere… Capito, ragazze? Perciò, di corsa! Tutte a preparare la “bourguignonne”!






INGREDIENTI:


150-200 grammi pro capite di filetto di manzo (io ho fatto un misto di manzo e vitello) tagliato a cubetti monoboccone di un paio di centimetri di lato;






un vassoio extralarge stracolmo di verdure fresche e croccanti tagliate a bastoncino o come vi pare, da gustare in pinzimonio come contorno alla carne;






tante sfiziose salsine preferibilmente fatte in casa (tanto la maggior parte di esse si possono preparare con qualche giorno di anticipo e conservare in frigorifero, protette da pellicola trasparente), tra cui non possono mancare le quattro sopracitate (se non vi piacciono le darete al gatto).






Non credo che occorra istruirvi su come tagliare carne e verdure, per cui passo direttamente a spiegarvi come si fanno le salsine... eccetto la "bourguignonne", di cui non sono riuscita a reperire la ricetta. Ne ho acquistato un vasetto di marca francese al supermercato e leggendo gli ingredienti riportati sull'etichetta ho capito che è a base di vino rosso, malgrado all'assaggio sappia più di aceto. Eccola:







Bene, ora finalmente potrò dare uno scopo alla mia vita: scoprire la ricetta della "sauce bourguignonne"! Eccovi le altre.






SALSA KETCHUP
INGREDIENTI:


500 grammi di polpa di pomodoro fresco, senza semi
(io ho usato i perini da sugo)

50 ml di ottimo aceto di vino rosso

50 ml di olio extravergine di oliva

40 grammi di zucchero semolato

1 cucchiaino raso di sale

1 cucchiaino di maizena

1 cipolla

1 carota

1 gambo di sedano

1 spicchio di aglio

un pezzetto di stecca di cannella

qualche chiodo di garofano

peperoncino a piacere



Il ketchup non ha certo bisogno di presentazione. Mi ha divertito prepararlo in casa e non appena l’ho assaggiato mi è partito un sorriso a trentadue denti, perché mi è venuto davvero buono, molto più di quello in commercio! Fate dorare nell’olio caldo le verdure tritate; aggiungete la polpa di pomodoro, la cannella e i chiodi di garofano e lasciate cuocere per un quarto d’ora a fuoco basso. A questo punto unite l’aceto, lo zucchero, il sale ed il peperoncino spezzettato; mescolate e proseguite la cottura per un’oretta, sempre tenendo la fiamma al minimo e bagnando con qualche cucchiaio di acqua calda se la salsa tendesse a restringersi prematuramente. A cottura quasi ultimata aggiungete la maizena sciolta in una tazzina di acqua tiepida, per favorire l’addensamento. Passate il tutto al passaverdure o al frullatore: la vostra deliziosa salsa ketchup è bell’e pronta!





      AJVAR



E’ una salsa a base di peperoni rossi, tipica dei Balcani ma molto diffusa anche nella nostra Trieste: ottima!!!



INGREDIENTI:


3 peperoni rossi grandi e carnosi (o 4 più piccoli)

1 melanzana non troppo grande (circa 300 grammi)

1-2 spicchi di aglio

50 ml di olio di semi di girasole
(io ho usato l’extravergine di oliva)

sale

peperoncino a piacere

un filino di aceto di vino bianco



Fate arrostire in forno i peperoni e la melanzana, poi spellateli e macinateli (oppure frullateli). Mettete l’olio in una pentola larga e bassa e fatevi dorare l’aglio tritato; aggiungete la crema di ortaggi e il peperoncino, salate e lasciate stufare per almeno un’ora (la ricetta originale di ore ne prevede due, ma un tempo di cottura così lungo mi è sembrato eccessivo). A fine cottura potete condire il vostro Ajvar con poco aceto o succo di limone (io l’ho lasciato “nature”).





SALSA TARTARA



Malgrado il nome induca a pensare ai Tartari, la salsa è tutta francese: l’hanno inventata i nostri cuginetti dalla erre moscia per accompagnare la “tartare” di carne. In pratica è una comune maionese arricchita da erbe e sottaceti.



INGREDIENTI:



2 cucchiai di maionese casalinga

1-2 cetriolini sott’aceto

1 cucchiaino di capperi sott’aceto

qualche filo di erba cipollina o un pezzetto di cipolla

1 cucchiaio di prezzemolo

1 cucchiaino di senape


Amalgamate alla maionese la senape, poi unitevi tutti gli altri ingredienti finemente tritati ed un pizzichino di pepe.








SALSA BERNESE

INGREDIENTI:




60 ml di aceto di vino bianco


150 grammi di burro


3 tuorli d’uovo


2 cucchiai di dragoncello


1 scalogno


un pizzico di pepe bianco



Si tratta, in sostanza, di una maionese particolare, preparata con il burro anziché con l’olio. Va servita tiepida e, se messa in frigorifero (come ho fatto io con quella avanzata), diventa un blocco burroso immangiabile: quindi, preparatela poco prima di andare in tavola e fino al momento di servirla tenetela coperta da della pellicola di plastica trasparente, altrimenti la superficie si solidificherà (come è successo a me). Insomma, è una salsina molto delicata che richiede attenzione, ma il suo gusto insolito mi è piaciuto e la sua realizzazione casalinga si è rivelata assai meno complicata di quanto temessi! Mettete in un pentolino l’aceto, lo scalogno tritato ed un cucchiaio di dragoncello (erba aromatica  caratteristica di questa salsa che andrebbe usata fresca, ma io l’ho trovata soltanto secca, in barattolo, col nome di “estragon”); portate ad ebollizione e fate ridurre fino ad ottenere circa due cucchiai di liquido aromatizzato. Occhio, però: l’aceto evapora rapidamente! Io, pensando che occorresse molto più tempo, mi sono allontanata dai fornelli e al mio ritorno, dopo pochissimi minuti, ho trovato il pentolino vuoto! Passate l’aceto al colino e versatelo in una casseruolina pulita, che porrete in un’altra pentola più grande contenente acqua in ebollizione (la salsa va cotta a “bagnomaria”). Unite i tuorli (ricordatevi di tirare le uova fuori dal frigorifero qualche ora prima dell’utilizzo) e mescolate bene con una frusta; ci vorrà pochissimo perché si addensino. A quel punto togliete la casseruolina dal fuoco, continuando però a tenerla nell’acqua calda del bagnomaria, e incorporate, un pezzetto alla volta, tutto il burro (lasciato ammorbidire a temperatura ambiente, per facilitare l’operazione), aiutandovi con la frusta. Completate con il cucchiaio di dragoncello rimasto e con il pepe bianco.







 TZATZIKI

INGREDIENTI:



200 grammi di yogurt greco

1 cetriolo

1 o 2 spicchi di aglio, a seconda dei gusti
(a me l’aglio piace molto, quindi ho abbondato)

1 cucchiaio di olio extravergine di oliva

qualche fogliolina di menta fresca

olive nere

sale

pepe





Anche questa è una salsa famosissima: in Grecia accompagna praticamente ogni cibo, dalla carne al pesce, e costituisce un componente essenziale del kebab turco. Secondo me è meglio non prepararla con eccessivo anticipo: una sosta di un paio d’ore in frigorifero è sufficiente per consentire la totale compenetrazione dei sapori. Sbucciate il cetriolo, privatelo dei semi e grattugiatelo. Spolverizzate leggermente di sale la poltiglietta ottenuta e lasciatela in un colino a perdere quell’acqua che sicuramente comprometterebbe la buona riuscita dello Tzatziki, dopodiché adoperatevi con carta assorbente da cucina per asciugare il più possibile il povero cetriolo disidratato. Unitelo allo yogurt assieme all’aglio sbucciato e ridotto in crema, alla menta tritata (che nella versione turca viene sostituita dall’aneto), all’olio e ad un pizzichino di sale e pepe. Mescolate con cura tutti gli ingredienti. Riempite una ciotolina con la salsa e decoratela con un ciuffetto di menta e qualche oliva.



Se ne avete abbastanza di me e della mia fonduta fermatevi qui, altrimenti sorbitevi le altre foto :-) Buona "Fondue bourguignonne" a tutte (in particolare a Tiziana, Federica, Viola, Elisabetta, Dany, Imma e Marilù: occhio agli "effetti collaterali", tesorucce)!!!